Recensione officina futura

Esce in libreria “Mistica della Rivoluzione Fascista”Mistica della Rivoluzione fascista [Recensione]

Fonte: officinafutura.org

(http://www.officinafutura.org/it,,,)

Si torna a parlare di Niccolò Giani, che fu tra i massimi esponenti della corrente più radicale, oltranzista e universale del Fascismo: la Scuola di Mistica Fascista. Di recente pubblicazione un’antologia dei suoi scritti più significativi, finora mai ripubblicati, che illustrano il pensiero e le idee di quei giovani nati e cresciuti all’ombra del pensiero mussoliniano.

«Siamo mistici perché siamo degli arrabbiati, cioè dei faziosi, se così si può dire, del Fascismo, uomini […] partigiani per eccellenza e quindi anche assurdi […]. Del resto nell’impossibile e nell’assurdo non credono gli spiriti mediocri. Ma quando c’è la fede e la volontà, niente è assurdo». (Niccolò Giani)

Le feste sono, per antonomasia, tempo di strenne. Anche in libreria. Un libro è sempre un regalo gradito: soprattutto quando si conoscono i gusti del destinatario. Molto meno quando diventa un utile ripiego, peraltro anche economico. Così, girando tra gli scaffali, resta solo l’ardua scelta. Ed è così che, a volte, si fanno delle felici scoperte. Tanto felici, che il destinatario dell’acquisto passa quasi in secondo piano, e subentra l’istinto predatorio del lettore appassionato. E’ proprio tramite un incontro fortuito che ci si è imbattuti in un’interessante iniziativa editoriale, dal titolo decisamente evocativo: Mistica della Rivoluzione Fascista (Il Cinabro, pp. 268, € 15,ufficiostampa@ilcinabro.it). Evocativo, sì, ma guardando, invece, la sterminata, numericamente incalcolabile, bibliografia sul fascismo, si sarebbe portati a pensare che tutto sia già stato detto sul tema. L’ennesimo libro banale, dunque? Niente affatto. Perché il fascismo lo si è indagato, apparentemente, sotto ogni punta di vista, analizzandolo in tutte le sue sfaccettature. Ma, siamo certi che del fascismo sia proprio stato detto tutto? Forse dovremmo ricrederci dopo aver letto questo libro. Un capitolo del cosiddetto “Ventennio” ancora troppo poco indagato è quello della Scuola di Mistica Fascista (SMF). Un nome, questo, che ai più non dirà molto. Farà forse sorridere vedere accostati i due termini: l’uno “religioso”, l’altro decisamente politico. Altri, magari, indignare.  Invece, questo fenomeno è esistito, lo si voglia o no, ed è stato tutt’altro che marginale o secondario in quegli anni. Ancor meno aiuterebbe a chiarire il tutto, citare il nome del suo fondatore – nonché autore della raccolta antologica – quello cioè di Niccolò Giani: uomo simbolo di quell’esperienza. Giani, classe 1909, volle costruire la Scuola a fianco del suo maestro Arnaldo Mussolini – fratello ed “eminenza grigia” di Benito: altra figura troppo poco nota – per raccogliere l’eredità spirituale della rivoluzione del 1922. L’idea era quella di evitare che il regime divenisse mera burocrazia statolatra. Per questo la SMF volle essere il centro, il custode, di quel momento originario di fondazione della rivoluzione mussoliniana. Potremmo dire che essa ambì a essere rivoluzione permanente: l’aspetto più intransigente, e allo stesso tempo ortodosso, del fascismo. Tuttavia, basterebbe fermarsi a quanto fin qui detto per capire che, la quasi completa omissione da parte della storiografia ufficiale della vicenda di quest’uomo e dell’istituzione da lui pensata e costruita, è una gravissima lacuna. Una lacuna che, oggi, questo libro in parte colma. Una parte essenziale, infatti, del fascismo non è mai stata veramente considerata né adeguatamente studiata. Così, paradossalmente, proprio i “mistici” del fascismo, i campioni dell’ortodossia mussoliniana, nonché custodi ufficiali e “sacerdoti” dell’autentica rivoluzione fascista, sono stati i meno studiati. Eppure, su tutto ciò, si vorrebbe mettere la parola “fine”: come se questo fenomeno non fosse mai esistito. Una situazione, questa, determinatasi anche per volontà di taluni influenti personaggi della successiva Italia repubblicana che, avendovi partecipato in gioventù, ben poco interesse avevano a che li si ricordasse in quella veste. Perché a cavallo tra l’ambiente della SMF, e quello limitrofo dei Gruppi Universitari Fascisti, o dei Littoriali (gli “Oscar” del regime, in vari ambiti e discipline), scavando un pò, troveremmo futuri intellettuali comunisti come Ruggero Zangrandi, o politici democristiani del calibro di Amintore Fanfani e di Aldo Moro: solo per citarne alcuni. Tuttavia non mancherebbero altri nomi eccellenti delle avanguardie del Novecento: come il futurista Marinetti, o il dadaista, e poi teorico dello stato e del pensiero tradizionale, Giulio Andrea (Julius) Evola.
Oggi, uno strumento in più per chiarire questa pagina della storia d’Italia, è la recente pubblicazione di questa raccolta antologica degli scritti di quel Niccolò Giani: l’illustre sconosciuto che insegnò a un’Italia, che si riteneva allora “fascistissima”, ad esserlo in maniera un po’ meno bizantina e decisamente più integrale. Sono così tornati alla luce i suoi scritti più significativi, fino ad ora mai ripubblicati. Il risultato è un quadro completo ed esplicativo non solo della sua figura, ma anche dell’anima più intransigente della Scuola. Negli scritti di Giani si percepisce, infatti, in modo assolutamente lucido, puntuale e analitico – quasi “fondamentalistico”, se questo termine non fosse così oggi abusato – l’intento della SMF: vivere radicalmente, senza compromessi né mezze misure, lo spirito rivoluzionario dei primi anni del fascismo.
Quello spirito che il passare del tempo, e la strutturazione del partito in regime, con le sue logiche di potere e la tendenza di molti a cavalcarne l’onda per fini personali, si stava ormai perdendo. Era, infatti, al recupero di quello spirito genuino, gregario ed eroico, che aveva informato la rivoluzione fascista, che questi “eroi di Mussolini” – come li ha definiti anche un antifascista di sicura fede come Aldo Grandi – si ispirarono.
Tuttavia, qualcosa fa ben sperare. Se fino a pochi anni fa della SMF si poteva trovare traccia solo frequentando le sale lettura delle biblioteche comunali, o a casa di qualche fortunato nipote, o erede, di collezioni di riviste o di libri originali dell’epoca, oggi abbiamo qualche strumento in più. Ciò non significa, certamente, che tutto sia stato detto, anzi. Si sta forse scoprendo la punta di un iceberg: ma, molto è ancora sotto il livello visibile. Tuttavia, è questo un fenomeno che, fortunatamente, ha visto negli ultimissimi anni un interessamento di pubblico, studiosi e critica via via maggiore. Se fino a pochi anni fa era pressoché impossibile pensare di poter approfondire seriamente l’argomento, nell’arco di poco tempo, all’ottimo saggio di Aldo Grandi (Gli eroi di Mussolini, 2004), si è aggiunto il libro di Tomas Carini (Niccolò Giani e la Scuola di Mistica Fascista, prefazione di Marcello Veneziani, 2009), già curatore di una raccolta di scritti di Evola sulla SMF (La Scuola di Mistica Fascista, 2009). Ultimamente Grandi ha pubblicato anche Il gerarca con il sorriso (Mursia, 2010), bel libro dedicato all’altrettanto interessante figura di Guido Pallotta. Ma, se si escludono i pochi testi originali di Berto Ricci che si riescono a trovare qua e là –  altro “mistico” un po’ più noto degli altri due citati – dobbiamo constatare che questa Antologia è la prima che ci offre i testi originali dell’epoca: e non la solita analisi del personaggio realizzata con gli occhi dei contemporanei.
Oggi, dunque, parlare di Scuola di Mistica Fascista non è più un tabù, e i fatti sembrano dimostrarlo: anche se molti storici del fascismo tardano (volutamente?) ad accorgersene. Peccato per loro.

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