I Mistici della Rivoluzione Fascista: i veri eredi del Risorgimento – Recensione su Rinascita I

di Davide D’Amario

Il “Cinabro” ha dato alle stampe “Mistica della Rivoluzione Fascista” un antologia di Niccolò Giani, raccoglie per la prima volta scritti che vanno dal 1932 al 1941. Per spiegare chi era Giani e cosa proponeva l’apostolato “pagano” della Scuola di Mistica Fascista, vi son due saggi introduttivi di Luca Leonello Rimbotti e Maurizio Rossi. Un libro che parla del fascismo intransigente e con venature universali. Un testo non nostalgico, non retorico, un libro storico, a partire dalle parole commemorative di Fernando Mezzasomma. Proporlo ai lettori di Rinascita e all’attenzione dei fratelli di lotta di SN non è azzardato, pone semplicemente una domanda: Giani e i mistici che moriranno volontari nelle fasi iniziali della seconda guerra mondiale o come Mezzasomma nella temperia volontaristica e “fanatica” della RSI, possono essere riscoperti come rappresentanti genuini dell’italianità e del ribellismo? Io credo di sì!Ovviamente, contestualizzando storicamente, uomini come Giani e molti mistici possono tranquillamente esser patrimonio dei ribelli che oggi chiamano la Patria e la Giustizia Sociale a riprendere il ruolo che gli spetta in questa terra. Comunque veniamo agli scritti proposti del soldato di Mussolini, morto eroicamente il 14 marzo 1941 alla testa di una pattuglia ardita in una impresa rischiosa. Negli scritti agili e idealistici di Giani vi si trova la fede pura in una rivoluzione ed in un capo, l’inchiostro che versa sulle pagine di riviste e quotidiani (“Dottrina fascista” e “Il popolo d’Italia”) e il prolungamento della sua spiritualità e del sangue. Le citazioni numerose del Duce del fascismo presenti negli articoli, sono sempre attinenti alla lotta personale e della Scuola di Mistica, mai pura retorica e vuoto incensare il capo. Le letture collettive degli scritti di Mussolini organizzate dai mistici segnano indelebilmente non ottusa acquiescenza verso il potere del dittatore, ma l’espressione di una gioventù cresciuta nei valori culturali e sociali del fascismo (quello mi si lasci dirlo migliore …). Insomma, questo libro da leggere e tenere ben in mostra nella propria libreria personale può avere come introduzione una frase militante presente in un pezzo di Giani: “…Il Duce ha suonato la Diana della nuova battaglia”. Mi soffermerò su un concetto che è presente in ogni riga e in ogni valutazione, cioè quello della denuncia sistematica del liberalismo sia esso sotto-forma di conservatorismo che di ideologia democratica e di sinistra: “…la mistica liberale porta all’assurdo dello stato perfetto quale non-stato. In religione la mistica liberale porta all’egocentrismo: l’uomo nasce libero, eguale e perfetto, basta a se stesso, quindi il centro da Dio si sposta all’individuo. Socialmente porta all’egoismo: l’individuo non ha che diritti, tutto è fatto per lui, la società come lo Stato. In politica interna al particolarismo: ogni uomo ha idealmente diritto a crearsi un partito per far valere le proprie ragioni…”, come non vedere anche in questa centrata analisi il male strisciante delle democrazie liberali.
Leggere le pagine di “Mistica della Rivoluzione Fascista”, è un balzo dentro la comunità dei fascisti puri quelli chiamati da Giani gli “arrabbiati”, la lettura è scorrevole e per certi versi pone il cervello nell’Utopia. Particolarmente interessante lo scritto su “A difesa dell’Europa”, “Le due Europe”, “Fuori”. Ma voglio commentare e proporre i passi stupendi del “Valore primordiale del Covo”, dove Giani pone la riflessione sull’origine: “… Fra tutte le testimonianze ed i ricordi della eroica e gloriosa vigilia, l’unica infatti ad essere degna ad assurgere a Sacrario della Rivoluzione era proprio la stamberga che s’alza al numero 35 di via Paolo da Cannobio, in quella casa stanca di anni e di umidità che dal centro di Milano occhieggia di azzurro per tre cortili, e che i nemici d’Italia chiamarono “Covo” perché dal 15 novembre 1914 al 15 novembre 1920 fu la tana del Leone…”, questo richiamo è particolarmente interessante, si cerca il luogo sacro, l’origine, il cammino iniziale, il Pantheon ideologico all’interno del fascismo rilassato. L’attualità di queste parole, è sconvolgente: “… oggi non sono più di moda i salotti, ma le strade. In quelli la vita è rivissuta allo specchio, in queste invece la vita è patita nel suo dramma di tutti i giorni, nel contrasto delle sue forze, nell’urto delle sue tendenze. Li si ragiona soltanto, qui si spera, si crede, si costruisce, si combatte, si muore.…”, il Covo come l’Arca dei valori rivoluzionari!
Concludo questa breve “recensione”, con una pagina dolorosa ma piena di speranza, “Il testamento spirituale al figlio: Una sola cosa amerai, l’Italia”, bello e tenero il Giani padre, che lascia il testimone ad altre generazioni di italiani. 150 anni dall’Unità d’Italia, quale migliore “documento” di italianità… Risorgimento e Resistenza Napolitano ha gridato! Non concordo i mistici erano i veri eredi del Risorgimento! A pagina 251: “Caro Romolo Vittorio… Tu non conoscerai fazioni… Solo conoscerai un nome: “Italia”; una cosa amerai: “Italia”; e per essa sola dovrai essere capace di tutto lasciare, tutto perdere, tutto dimenticare (…) E che per essa io oggi non ti conosco e potrei non conoscerti mai: ma se così fosse, tu amala anche per me. E ricordati che solo quando vedrai cadere il tuo amico più caro, quello che ti è spiritualmente fratello, e tu troverai soltanto il tempo di chinarti a baciarlo, e dalla tua bocca non uscirà una sola parola di rabbia e nel tuo cervello non affiorerà un solo pensiero di imprecazione, ma tu vorrai solo andare avanti per conoscere la Vittoria, e così facendo sarai certo di vendicare l’amico caduto, allora, allora appena sarai certo di averla imparata a conoscere, sarai certo di amarla!”, è questo l’amore “risorgimentale” alla base di Mameli e Mazzini, anche il sangue di Giani è puro, italianissimo e popolare. Ringrazio per quest’opera Il Cinabro e la comunità militante di Raido che me lo hanno indicato.

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