A proposito di “Mistica Fascista” e Risorgimento

tratto da Rinascita del 25/01/2011

Caro Direttore,

Ho letto veramente con molto piacere le due recensioni dedicate al libro Mistica della Rivoluzione Fascista di Niccolò Giani, edito da Il Cinabro, apparse sul numero di Giovedi 20 Gennaio. Il libro, che ho letto con molto piacere, è sicuramente meritorio, ed una vera rarità se constatiamo l’assoluto appiattimento culturale su cui, da anni, vegeta l’ambiente della cosiddetta “destra” (utilizzo questo termine solo per comodità, mi capisca…). E’ indicativo, tuttavia, di quanto poco questo “ambiente” abbia sin qui prodotto, dal punto di vista culturale ed “ideologico”, se oggi, anno di grazia 2010, ci troviamo ad emozionarci per cose scritte più di settant’anni fa. Nulla da togliere, ovviamente, all’opera antologica sul Giani, il cui pensiero ed opera è inspiegabilmente ancora troppo poco conosciuto. In primis, a “destra”, e gli effetti sono ben visibili nel constatare la latente tendenza di ogni gruppo, o gruppuscolo, a cedere costantemente al compromesso col potere. Sta di fatto, che questo breviario di autentica testimonianza rivoluzionaria, imporrebbe, invece, una consegna di assoluta intransigenza verso ogni cedimento , e sbandamento, che esuli da una scelta di lotta veramente antisistemica, e solo così coerente. Ben venga, dunque, la lettura e la diffusione di questo bel libro.

Tuttavia, mi si permetta anche, con la presente, di sottolineare una troppo superficiale equazione desumibile dallo scritto di D’Amario (forse dettata dall’entusiasmo dovuto all’anniversario di quest’anno?). Mi spiego, nulla da eccepire, come detto sopra, al Giani, ma, a mio avviso, non è possibile far passare l’equazione “Mistica Fascista=Risorgimento”: semplicemente perché non corrisponde al vero. I mistici erano “italianissimi”, è vero, come afferma D’Amario, ma è evidente – e le pagine di Dottrina Fascista, organo ufficiale della Scuola di mistica fascista lo dimostrano – come la Scuola avesse, da subito, intrapreso una rilettura critica dell’unificazione. Non tanto, sotto il profilo storico-politico, quanto, invece, sotto l’aspetto “ideologico” del Risorgimento. Infatti, basterebbe andare a riprendere l’articolo Risorgimento e Fascismo del Marzo 1938 (apparso sulla suddetta rivista) dove la Scuola palesa, in netta controtendenza con l’equazione di cui sopra, la volontà di emendare il Risorgimento da tutti quegli elementi – ahimè troppi – spuri rispetto alle autentiche radici del Fascismo: che è anti-razionalista, e perciò anti-individualista, e quindi, anti-illuminista e anti-liberale. Era, infatti, Mussolini a dire che era stato proprio il Fascismo ad avere distrutto i valori dell’89, e i suoi “apostoli”, diligentemente, avevano cominciato una necessaria opera di riconsiderazione del Risorgimento alla luce di queste direttive. Senza voler, per questo, arrivare a contestare l’unificazione in sé: bensì le latenti forme di degenerazione in essa presenti.

La Scuola, in conclusione, che non fu mai “papalina” né epigona della Santa Alleanza, intravide, invece, nel Fascismo un momento di assoluta rottura con le tradizioni politiche precedenti: fossero quelle di matrice illuministico-liberale, o conservatrici. Dunque la Scuola – e perciò la “Mistica Fascista” – non poteva accettare i valori umanistici e universalisti della Rivoluzione Francese, e non può perciò essere eguagliata al Risorgimento: ma non per questo lo negò mai, in quanto parte integrante della storia d’Italia. Capisce, che il discorso, così posto, è ben diverso… E fare chiarezza – e non, solo, mera celebrazione – in questo 2011, anniversario dei 150 anni dell’unità d’Italia, appare quanto mai necessario, e non più prorogabile.

Vincenzo Leone

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