Recensione di Mistica della Rivoluzione Fascista ad opera di Rutilio Sermonti

Un altro prezioso libro dell’editore siciliano “Il Cinabro”
NICCOLO’ GIANI – MISTICA DELLA RIVOLUZIONE FASCISTA

E’ un’opera singolare, che pone al recensore non pochi problemi. Intanto, il titolo di copertina è del tutto convenzionale. In realtà l’eroe Niccolò Giani è colui a cui il libro è dedicato, non ne è se non in parte l’autore. Molto esattamante il Centro Studi Raido, di Roma, nella sua breve premessa, conclude: “un’antologia di scritti, quindi, che non vuole ricordare Niccolò Giani in nome di sterli e inutili nostalgismi, ma perchè, dinanzi a un mondo crepuscolare privo di una qualsiasi tensione eroica e spirituale, la sua visione del mondo e, soprattutto, il suo stile di vita sono folgore che irrompe nella notte, illuminando vie che conducono a stadi superiori dello spirito”.


Tanti sono gli Autori che concorrono con le loro espressioni a esporre il significato di Mistica Fascista, che si rischia di dimenticarne qualcuno. Vi sono poi molte pagine assai pregnanti di cui non è indicata la data nè la provenienza, ma che certo non possiamo attribuire all’Eroe, caduto alla testa dei suoi legionari il 14 marzo 1941 a Mali Scindeli, sul fronte greco.
Il primo è Benito Mussolini, il Duce della rivoluzione, il cui spirito sovrasta all’intera trattazione, assumendovi una dimensione esoterica, ben più certa, assoluta e indiscutibile della sua pur immensa figura di statista e di demiurgo. Vi è poi suo fratello Arnaldo, che può definirsi il padre dell’istituto di via Paolo da Cannobio, di cui lo stesso Giani si onora di dichiararsi allievo. Nè si può dimenticare la nobilissima figura di Fernando Mezzasoma, segretario del PFR, caduto sotto il piombo assassino dei bolscevichi nostrani. Il libro si apre con due ottimi saggi introduttivi dei nostri Luca Lionello Rimbotti e Maurizio Rossi. Del Giani possono leggersi numerosi articoli, scritti dal 1932 al fatale 1941, in cui la natura mistica erompe al calore bianco, collocando tutto il resto su un piano secondario e, in fondo, anche opinabile. Ma più ancora ci rivela tutto il suo stile di vita e la sua stessa morte. La mistica è coerenza assoluta: non ammette contraddizioni. E, se è vero che essa non si può enunciare come un progetto o come un teorema, ma si può soltanto vivere, l’opera recensita
consegue certamente il risultato di farci intendere come essa illumini e non contrasti nessuno dei concetti a noi cari.
Così quello di tradizione, di cui Giani scrive (in “Perchè siamo dei mistici”): “Il Fascismo è un richiamo violento alla Tradizione, non è un ritorno o una ripetizione. Per noi fascisti, la Tradizione è (….) e non può essere che dinamica. Altrimenti si parlerebbe di conservatorismoe di reazione” . Così quello -niente affatto antitetico- di rivoluzione. Nel suo “Noi e gli altri”, il Giani non lascia dubbi, e riporta una frase del Duce. ” Noi rappresentiamo un principio nuovo nel mondo; noi rappresentiamo l’antitesi netta, categorica, definitiva di tutto il mondo della democrazia, della plutocrazia, della massoneria, per dire in una parola, degli immortali principi dell’89”. E’ ben difficile immaginare, negli anni trenta, una posizione più rivoluzionaria.
Il libro va letto tutto e in pensosa solitudine, per respirare lo spirito che sottende tutti gli interventi, al punto che potrebbero attribuirsi tutti a un’unica persona. Si troverà in esso anche un’esortazione oggi attualissima, nello smarrimento generale del mondo liberaldemocratico. itiamo ancora Niccolò Giani. ” Noi ai popoli dobbiamo offrire un telaio, dove ciascuno a seconda delle tradizioni e in conformità all’ambiente e alle aspirazioni particolari, possa tesservi il suo capolavoro. Questa è la condizione e nello stesso tempo la garanzia della nostra universalità civile.

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