Gli Dei e il sangue degli Eroi

tratto da Rinascita del 09/03/2011

Gent.mo Direttore,
Seppur chiamato in causa solo indirettamente, mi si consenta di contribuire al dibattito, replicando al Signor Leone ed alle sue interessanti precisazioni contenute nella lettera aperta pubblicata da “Rinascita” lo scorso 25 gennaio col titolo “A proposito di Mistica Fascista e Risorgimento”, a seguito delle due recensioni del libro “Mistica della Rivoluzione Fascista” (Il Cinabro), fatte dal sottoscritto e da Davide D’Amario solo qualche giorno prima. Non per volontà di polemica, tutt’altro, ma per meglio integrare le intuizioni di Leone – molto ben circostanziate – sul delicato tema “Risorgimento-Mistica Fascista”, le cui implicazioni sono tutt’altro che scontate. Il rapporto è anzitutto interessante perché se dobbiamo credere al crisma di ufficialità di cui la Scuola di Mistica era dotata (fu Mussolini a dire loro: “La mistica è più del partito, è un ordine”), allora chiarire tale rapporto significherebbe, più in generale, chiarire quello tra Risorgimento e Fascismo. Mai così necessario come in questo 2011, come ricordato da Leone. Tuttavia, anche qui, non è possibile accontentarsi di equazioni semplificanti e sbrigative, del tipo “Fascismo = Scuola di Mistica”, perché questo ebbe tante, diverse, anime. La SMF fu una delle più importanti, ma non l’unica.

Chiarito questo, si può meglio capire il significato della rilettura del Risorgimento da parte della Scuola, nell’ottica di meglio integrare il rapporto Risorgimento-Fascismo. La SMF intraprese sì una rilettura critica del fenomeno risorgimentale, sul piano “ideologico” e “valoriale”, ma non dimentichiamoci che questa attitudine non poteva ovviamente sfociare – a fronte della così giovane età dell’Italia unita, e del bisogno disperato che il regime aveva di “miti” – in un disconoscimento del fenomeno. Sotto il profilo storico e, men che meno, sotto il profilo “mistico”. Infatti, fu su questo piano, quello della mistica, che la SMF rilesse il Risorgimento. Riprova ne sono, in tal senso, le molte parole di Niccolò Giani d’esaltazione per il Mazzini (negli aspetti “mistici” più che “politici” del personaggio) contenute nell’Antologia recentemente edita. E’ evidente, infatti, come la Scuola cercò di recuperare tutto quanto di “mistico” (nel senso di anti-individualismo e antirazionalismo, come detto da Leone) vi fu nel Risorgimento. Un esempio, quello della figura di Mazzini, ampiamente ripreso dalla Scuola e da Giani, che ben spiega l’atteggiamento di rilettura, che fu di “recupero” (ovvero di ciò che fu positivo) più che di “critica”, come invece sembrerebbe trapelare dalle parole di Leone. Non è un caso, a mio avviso, se per altri protagonisti di quella stagione – non certo minori, come un Garibaldi per esempio – la SMF non ebbe poi tanto interesse: perché minore, sotto il profilo “militante” e “mistico”, fu evidentemente il loro apporto alla causa risorgimentale. Dunque, Giani e i suoi discepoli, non si accontentarono mai della vana retorica sul Risorgimento al tempo, come oggi del resto, decisamente a buon mercato. Invece, La SMF volle rileggere la storia d’Italia alla luce della venuta rivoluzionaria del Fascismo, un po’ – mi si consenta il paragone – come il cristianesimo, venuto a predominare in Occidente, dovette per forza di cose rileggere millenni di religiosità e sapienzialità “pagana” alla luce della venuta del Cristo. Anche la “Mistica Fascista”, anche Giani e i suoi, realizzarono un’operazione analoga: ma non per questo si “votarono” – mi si consenta ancora il paragone religioso – al Risorgimento, ai suoi martiri ed eroi. La loro devozione era unica ed incondizionata, e si chiamava Benito Mussolini: il capo, che rappresentava il verbo della Rivoluzione fattosi uomo e Stato, e solo dopo Nazione. Mazzini, Gioberti, e il Risorgimento, dunque, non vennero “deificati” in sé, ma inseriti nel pantheon fascista in quanto anticipatori della rivoluzione in camicia nera. Un’operazione né impropria né antistorica – ben diversa dall’odierna e strumentale ripresa di analoghi temi e personaggi fatto dalla vulgata resistenziale (Napolitano docet) – e quindi perfettamente legittima quando una civiltà ne soppianta un’altra ormai tramontata. Quella fascista, al contrario delle precedenti che santificarono il razionalismo cartesiano e la logica dell’utile, fu infatti “civiltà” nel senso etimologico del termine, perché fondata sul significato eroico e spirituale della vita: ciò è innegabile. Anche gli storici più avveduti, infatti, si sono dovuti piegare a questa realtà: il regime non fu solo salti nei cerchi di fuoco voluti da Starace per i gerarchi, o la camicia nera d’ordinanza. Fu universalità, quindi Spirito, e quindi “Mistica”. E si sa, come l’esempio di Giani e della SMF dimostrano, è più caro agli Dei il sangue degli eroi, che le preghiere dei devoti. Peccato che questo nostro tempo, dove gli eroi non sono poi tanto di moda, li abbia dimenticati. Gli Dei, di questo siamo sicuri.

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