Presentazioni a Catanzaro e Villa San Giovanni – Recensione

Questa non è una recensione perché per recensire bisogna essere estranei agli eventi, estranei quanto basta perlomeno. La due giorni (17-18 aprile) che ha vissuto Furor è invece un fine settimana all’insegna della “Mistica”, in ogni senso. Vissuto come vorremmo fare sempre: insieme ai camerati. Un fine settimana trascorso a condividere pensieri, ricordi, progetti e canzoni gridate al cielo. Molto meglio che una nottata in balìa della disco. Senz’altro.
“La Vecchia Sezione” in concerto, con il suo ampio repertorio che abbraccia una vasta gamma di pezzi della “nostra” musica, la musica alternativa che tanto fa sognare e sentire parte di un unico mondo gente di ogni parte d’Italia, ha cancellato dalla nostra mente ogni frenesia da sabato sera. E allora tutti a urlare a squarciagola ed accompagnare le tre voci più chitarre che da “Trieste 1953”, ci hanno portato fino a “Non scordo” dei 270 bis concludendo sotto il cielo di Irlanda con la magnifica “Belfast”. Questi e tanti altri i pezzi che hanno riscaldato l’atmosfera della nostra sede sabato sera. Una lunga serata conclusa dopo la mezzanotte ma iniziata già alle 19 circa quando, dopo il ritardo di rito, si è partiti con l’appuntamento con “Mistica della Rivoluzione Fascista”, presentazione della raccolta di scritti di Niccolò Giani edita dal Cinabro, che sta facendo il giro d’Italia grazie al “tour” portato avanti dalla Comunità militante Raido di Roma, che al testo ha anche dedicato un blog apposito (https://misticafascista.wordpress.com/ ), contenente tutte le novità sulle presentazioni del libro e un’ampia raccolta di recensioni. È con noi a presentare questo testo al pubblico catanzarese il saggista Maurizio Rossi, che da Firenze è giunto praticamente per la prima volta in Calabria a dirci qualcosa in più sui mistici e sul rapporto con il regime fascista.

Molto si è già detto sul testo, perciò ci limiteremo a pochi punti. Maurizio Rossi ha inteso sottolineare soprattutto il ruolo di “avanguardia rivoluzionaria” che i mistici chiedevano per sé: non posti nel partito, non carriere, ma la “prima linea”, i posti più scomodi, per essere “la spada e lo scudo della Rivoluzione Fascista”. Una prima linea desiderata per “portare a termine la Rivoluzione”, che per loro non si concludeva con la presa del potere ma si sarebbe conclusa solo con la creazione dell’Uomo nuovo. Una Rivoluzione permanente dunque, motivo per cui il “Covo”, prima sede dei fasci di combattimento, e lo squadrismo, che ha versato il sangue sulle strade dando al fascismo i suoi martiri, sono il simbolo per loro di una lotta che non deve arrestarsi. Un Duce che crede nella scuola ma che solo nel 1939 conferisce alla Scuola la benedizione ufficiale, troppo tardi perché “la marcia verso l’Uomo nuovo” possa giungere ad una conclusione. La guerra è alle porte e proprio i mistici, come sempre in prima linea, doneranno alla causa le proprie vite, concludendo così la loro esperienza. “Non una fronda questa Scuola di Mistica, assolutamente”, chiarisce Rossi. La Scuola può e deve anzi essere considerata come la parte più pura e nobile del Fascismo, che non voleva dividere ma unire, servire, arricchire, senza ottenere nulla. Mussolini, che spiega nel suo discorso rivolto a loro che il percolo di una Rivoluzione è quando dalla mistica si passa alla politica e si finisce poi all’amministrazione, fine di ogni Rivoluzione, sembra “parlare a se stesso, consapevole dei tanti errori e della necessità di tornare alle origini”, nel conferire a questi apostoli del Fascismo il compito arduo di sostenerlo per portare a termine la Rivoluzione e costruire una elite, l’Uomo nuovo.

Da parte nostra, ciò che abbiamo tenuto a evidenziare è la valenza attuale che ha questo libro. Perché la Scuola di Mistica Fascista può a tutti gli effetti essere considerata la Dottrina Fascista più pura, legittimata dal Duce. Una dottrina che guarda al Fascismo Universale come faro per interpretare e vivere il Fascismo Storico. Una forte assonanza con la visione tradizionale propria ad Evola e Guenon che permette di selezionare ciò che è vero Fascismo da ciò che non lo è, chiarendo innanzitutto che il Fascismo è voluto essere prima di ogni altra cosa “lotta dello spirito contro la materia”, come scrive Giani. Ogni lettura della dottrina fascista che esuli questo punto, che guardi con simpatia al materialismo, all’ateismo, è una lettura errata. Il Duce stesso lo ha detto e Giani ha preteso che ciò fosse chiaro a tutti. Di conseguenza, lontano dalla dottrina fascista non può che porsi ogni forma di razionalismo. Come ha affermato la Scuola di Mistica Fascista, il Fascismo è anti-razionalista. Come ha ricordato del resto Maurizio Rossi, “il mito” ha avuto un ruolo centrale nel regime, non a caso, anzi, in maniera del tutto conforme ad ogni civiltà che abbia voluto essere tradizionale. Perché il mito è qualcosa che non si coglie con la ragione. Il razionalismo pretende di cancellare tutto ciò che non è conoscibile con la ragione. Il Fascismo dice no a questa pretesa proprio in virtù della sua spiritualità. Il Fascismo non si sostituisce alla religione, il Fascismo concretizza nella vita politica e sociale la fede in Dio. Il Fascismo, infine, è senza dubbi e compromessi anti-borghese.

Che dire poi della giornata domenicale, che ha concluso in bellezza questo fine settimana “mistico”. La giornata inizia di buon mattino quando, ancora assonnati per via del concerto della sera prima, partiamo da Catanzaro alla volta di Villa San Giovanni, a due passi da Reggio Calabria. Un po’ in ritardo a causa di maltempo e del solito traffico sulla SA-RC, giungiamo a Villa nel bel mezzo della processione per la domenica delle Palme. I camerati reggini ci aspettano e la cosa mette di buon umore. Ci accoglie il padrone di casa, Pino Terranova, che ha chiamato a raccolta tutti quanti collaborano e sono vicini alla sua Fare Cultura, fondazione nata da poco e che ha già alle spalle un appuntamento con Mario Michele Merlino. Terranova, introducendo dopo Furor e prima di passare la parola ancora una volta a Maurizio Rossi, spiega quella che per lui è una scoperta, questa Scuola di Mistica che non a caso stiamo facendo di tutto per far conoscere oggi che non è ancora troppo tardi per far rivivere il suo messaggio. E lo spiega con la gioia di un ragazzino, che ha studiato e si è preparato con l’umiltà di chi sa che non si arriva mai a conoscere abbastanza. È l’esempio di quanto sia ancora attuale parlare della Scuola. Di quanto ce ne sia bisogno. Uomo tutto d’un pezzo, correttissimo e puntualissimo, ha deciso: a pranzo siamo suoi ospiti, “per questa volta al ristorante, la prossima volta a casa mia”. Non può che farci piacere e, in attesa di rivedersi, scambiamo un po’ con tutti numeri, email e quant’altro.

Ma non poteva essere altrimenti: la due giorni “mistica” non poteva concludersi dopo un viaggio in autostrada di un’ora e mezza o poco più. Cena di rito e bicchieri di vino decretano la fine di una domenica vissuta con il sorriso sempre sulle labbra. Un pasto consumato in casa di uno dei nostri, in quella che è la nostra seconda, o forse prima, sede, per salutare fraternamente Maurizio Rossi e, tra vino locale e sorrisi divenuti risate fragorose, salutarlo e ringraziarlo con l’unico strumento che sappiamo usare, più delle parole, per trasmettere la stima ed il rispetto che già ci si leggono negli occhi: un fermo e deciso saluto legionario, anche per dire “buon viaggio”.

IN ALTO I CUORI!

Tratto da: http://tradizionalmente.it/

Molto si è già detto sul testo, perciò ci limiteremo a pochi punti. Maurizio Rossi ha inteso sottolineare soprattutto il ruolo di “avanguardia rivoluzionaria” che i mistici chiedevano per sé: non posti nel partito, non carriere, ma la “prima linea”, i posti più scomodi, per essere “la spada e lo scudo della Rivoluzione Fascista”. Una prima linea desiderata per “portare a termine la Rivoluzione”, che per loro non si concludeva con la presa del potere ma si sarebbe conclusa solo con la creazione dell’Uomo nuovo. Una Rivoluzione permanente dunque, motivo per cui il “Covo”, prima sede dei fasci di combattimento, e lo squadrismo, che ha versato il sangue sulle strade dando al fascismo i suoi martiri, sono il simbolo per loro di una lotta che non deve arrestarsi. Un Duce che crede nella scuola ma che solo nel 1939 conferisce alla Scuola la benedizione ufficiale, troppo tardi perché “la marcia verso l’Uomo nuovo” possa giungere ad una conclusione. La guerra è alle porte e proprio i mistici, come sempre in prima linea, doneranno alla causa le proprie vite, concludendo così la loro esperienza. “Non una fronda questa Scuola di Mistica, assolutamente”, chiarisce Rossi. La Scuola può e deve anzi essere considerata come la parte più pura e nobile del Fascismo, che non voleva dividere ma unire, servire, arricchire, senza ottenere nulla. Mussolini, che spiega nel suo discorso rivolto a loro che il percolo di una Rivoluzione è quando dalla mistica si passa alla politica e si finisce poi all’amministrazione, fine di ogni Rivoluzione, sembra “parlare a se stesso, consapevole dei tanti errori e della necessità di tornare alle origini”, nel conferire a questi apostoli del Fascismo il compito arduo di sostenerlo per portare a termine la Rivoluzione e costruire una elite, l’Uomo nuovo.
Da parte nostra, ciò che abbiamo tenuto a evidenziare è la valenza attuale che ha questo libro. Perché la Scuola di Mistica Fascista può a tutti gli effetti essere considerata la Dottrina Fascista più pura, legittimata dal Duce. Una dottrina che guarda al Fascismo Universale come faro per interpretare e vivere il Fascismo Storico. Una forte assonanza con la visione tradizionale propria ad Evola e Guenon che permette di selezionare ciò che è vero Fascismo da ciò che non lo è, chiarendo innanzitutto che il Fascismo è voluto essere prima di ogni altra cosa “lotta dello spirito contro la materia”, come scrive Giani. Ogni lettura della dottrina fascista che esuli questo punto, che guardi con simpatia al materialismo, all’ateismo, è una lettura errata. Il Duce stesso lo ha detto e Giani ha preteso che ciò fosse chiaro a tutti. Di conseguenza, lontano dalla dottrina fascista non può che porsi ogni forma di razionalismo. Come ha affermato la Scuola di Mistica Fascista, il Fascismo è anti-razionalista. Come ha ricordato del resto Maurizio Rossi, “il mito” ha avuto un ruolo centrale nel regime, non a caso, anzi, in maniera del tutto conforme ad ogni civiltà che abbia voluto essere tradizionale. Perché il mito è qualcosa che non si coglie con la ragione. Il razionalismo pretende di cancellare tutto ciò che non è conoscibile con la ragione. Il Fascismo dice no a questa pretesa proprio in virtù della sua spiritualità. Il Fascismo non si sostituisce alla religione, il Fascismo concretizza nella vita politica e sociale la fede in Dio. Il Fascismo, infine, è senza dubbi e compromessi anti-borghese.

Che dire poi della giornata domenicale, che ha concluso in bellezza questo fine settimana “mistico”. La giornata inizia di buon mattino quando, ancora assonnati per via del concerto della sera prima, partiamo da Catanzaro alla volta di Villa San Giovanni, a due passi da Reggio Calabria. Un po’ in ritardo a causa di maltempo e del solito traffico sulla SA-RC, giungiamo a Villa nel bel mezzo della processione per la domenica delle Palme. I camerati reggini ci aspettano e la cosa mette di buon umore. Ci accoglie il padrone di casa, Pino Terranova, che ha chiamato a raccolta tutti quanti collaborano e sono vicini alla sua Fare Cultura, fondazione nata da poco e che ha già alle spalle un appuntamento con Mario Michele Merlino. Terranova, introducendo dopo Furor e prima di passare la parola ancora una volta a Maurizio Rossi, spiega quella che per lui è una scoperta, questa Scuola di Mistica che non a caso stiamo facendo di tutto per far conoscere oggi che non è ancora troppo tardi per far rivivere il suo messaggio. E lo spiega con la gioia di un ragazzino, che ha studiato e si è preparato con l’umiltà di chi sa che non si arriva mai a conoscere abbastanza. È l’esempio di quanto sia ancora attuale parlare della Scuola. Di quanto ce ne sia bisogno. Uomo tutto d’un pezzo, correttissimo e puntualissimo, ha deciso: a pranzo siamo suoi ospiti, “per questa volta al ristorante, la prossima volta a casa mia”. Non può che farci piacere e, in attesa di rivedersi, scambiamo un po’ con tutti numeri, email e quant’altro.

Ma non poteva essere altrimenti: la due giorni “mistica” non poteva concludersi dopo un viaggio in autostrada di un’ora e mezza o poco più. Cena di rito e bicchieri di vino decretano la fine di una domenica vissuta con il sorriso sempre sulle labbra. Un pasto consumato in casa di uno dei nostri, in quella che è la nostra seconda, o forse prima, sede, per salutare fraternamente Maurizio Rossi e, tra vino locale e sorrisi divenuti risate fragorose, salutarlo e ringraziarlo con l’unico strumento che sappiamo usare, più delle parole, per trasmettere la stima ed il rispetto che già ci si leggono negli occhi: un fermo e deciso saluto legionario, anche per dire “buon viaggio”.

IN ALTO I CUORI!

Tratto da: http://tradizionalmente.it/

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