Niccolò Giani: quell’illustre sconosciuto che inventò la Mistica Fascista

tratto da INTERVENTO – Anno X – N.2 – Marzo/Aprile 2011

Si torna a parlare di Niccolò Giani, che fu tra i massimi esponenti della corrente più radicale, oltranzista e universale del Fascismo: la Scuola di Mistica Fascista. Di prossima uscita un’antologia dei suoi scritti più significativi, fin’ora mai ripubblicati, che illustrano il pensiero e le idee di quei giovani nati e cresciuti all’ombra del pensiero mussoliniano. Quando si parla di “fascismo”, tutto sembra esser stato già detto. Ed effettivamente, guardando la sterminata, numericamente incalcolabile, bibliografia sul tema, è ciò che si sarebbe portati a pensare. Il fascismo lo si è indagato sotto ogni punta di vista – sociale, psicologico, economico, culturale – e lo si è analizzato in tutte le sue sfaccettature: di sinistra e conservatore, monarchico e repubblicano, anticlericale e filo-papale… Insomma del fascismo è stato detto tutto: ma è veramente così?

Forse no. Un capitolo del Ventennio ancora poco indagato è, invece, quello della Scuola di Mistica Fascista (SMF). Un nome, questo, che ai più non dirà molto. Tantomeno aiuterebbe a chiarire, citare quello di Niccolò Giani, fondatore e uomo simbolo di quell’esperienza. Giani, classe 1909, nemico della retorica “troppo retorica” d’un regime sotto molti aspetti imborghesitosi, volle costruire la Scuola a fianco del suo maestro Arnaldo Mussolini – fratello ed “eminenza grigia” di Benito – per raccogliere l’eredità spirituale della rivoluzione del ’22. Proprio per evitare che il Fascismo divenisse mera burocrazia statolatra, la SMF volle essere il centro, il custode, di quel momento originario e puro di fondazione della rivoluzione fascista. Volle essere rivoluzione permanente: l’aspetto più intransigente, e allo stesso tempo ortodosso, del Fascismo.Basterebbe fermarsi qui per capire che, la quasi completa omissione da parte della storiografia ufficiale della vicenda di quest’uomo e dell’istituzione da lui pensata e costruita, è una gravissima lacuna. Una parte essenziale del Fascismo, infatti, non è mai stata veramente considerata né adeguatamente studiata. Così, paradossalmente, proprio i “mistici” del fascismo, i campioni dell’ortodossia mussoliniana, nonché custodi ufficiali e “sacerdoti” dell’autentica rivoluzione fascista, sono stati i meno studiati. Eppure, su tutto ciò, si vorrebbe mettere la parola “fine”. Situazione, questa, determinatasi anche per volontà di taluni influenti personaggi della successiva Italia repubblicana che, avendovi partecipato in gioventù, ben poco interesse avevano a che li si ricordasse in quella veste.Così, a cavallo tra l’ambiente della SMF, e quello limitrofo dei Guf o dei Littoriali, indagando un po’, troveremmo futuri intellettuali comunisti come Ruggero Zangrandi, o politici democristiani del calibro di Amintore Fanfani e di Aldo Moro: solo per citarne alcuni.
Oggi, uno strumento in più per chiarire questa pagina della storia d’Italia, lo si voglia o no, è la recente pubblicazione di una raccolta antologica degli scritti di quel Niccolò Giani: l’illustre sconosciuto che insegnò a un’Italia, che si riteneva allora “fascistissima”, ad esserlo in maniera meno bizantina e più integrale. Con Mistica della rivoluzione fascista. Antologia di scritti, 1932-1941 (Il Cinabro, pp. 268, € 15,ufficiostampa@ilcinabro.it, dal 27 novembre in libreria) tornano, infatti, alla luce i suoi scritti più significativi, fino ad ora mai ripubblicati. L’antologia che ne viene fuori è un quadro completo ed esplicativo non solo della sua figura, ma anche dell’anima più intransigente della Scuola. Negli scritti di Giani si percepisce, infatti, in modo assolutamente lucido, puntuale e analitico, l’intento della SMF: vivere radicalmente, senza compromessi né mezze misure, lo spirito rivoluzionario dei primi anni del Fascismo. Quello stesso spirito che col passare del tempo e con la strutturazione del partito in regime, con le sue logiche di potere e la tendenza di molti a cavalcarne l’onda per fini personali, si stava ormai perdendo. Era, infatti, al recupero di quello spirito genuino, gregario ed eroico, che aveva informato la rivoluzione fascista, che questi “eroi di Mussolini” – come li ha definiti anche un antifascista come Aldo Grandi – si ispirarono. E fu lo stesso Mussolini a legittimare questa consegna: “ho concesso che vi fossero decine di scuole di preparazione politica, ma ho voluto una sola Scuola di Mistica. […] La mistica è più del partito, è un ordine”.
La lettura diretta degli scritti del più importante rappresentante della SMF, aiuta anche a comprendere l’enigmatico, e mai fino in fondo chiarito, ruolo che Julius Evola – altro illustre sconosciuto – ebbe all’interno del regime. Un peso oltremodo significativo, quello di Evola, se si pensa che fu docente della Scuola e collaboratore della sua rivista ufficiale, indirizzando questi giovani su posizioni sempre più chiaramente vicine alla sua idea di “Tradizione”. Dall’opposizione all’idealismo di marca gentiliana, alle posizioni sempre più spirituali in tema di razzismo, è evidente il suo influsso: soprattutto in Giani. E forse proprio perché Evola del Fascismo non volle mai gli onori, che pure avrebbe potuto avere, né gradì quell’aspetto troppo retorico e ciarliero del regime, poté trovare una sponda in questi giovani.
Il libro, dunque, rappresenta un documento attualmente unico nel panorama della pubblicistica sul tema, e quindi di rara importanza. Vale la pena poi di sottolineare, come questo sia completato da una ricca bibliografia finale, e dai saggi introduttivi di Maurizio Rossi e Luca Leonello Rimbotti. Saggi che aiutano il lettore a districarsi in un contesto storico non facile, e nelle vicende di un fenomeno ancora troppo poco conosciuto: qual è quello della Scuola di Mistica Fascista. Fenomeno che, non a caso, ha visto, negli ultimissimi anni, un interessamento di pubblico, studiosi e critica via via maggiore. Se fino a pochi anni fa era pressoché impossibile pensare di poter approfondire seriamente l’argomento, nell’arco di poco tempo, all’ottimo saggio di Aldo Grandi (Gli eroi di Mussolini, 2004), si è aggiunto il libro di Tomas Carini (Niccolò Giani e la Scuola di Mistica Fascista, prefazione di Marcello Veneziani, 2009), già curatore di una raccolta di scritti di Evola sulla SMF (La Scuola di Mistica Fascista, 2009).
Oggi, dunque, parlare di Scuola di Mistica Fascista non è più un tabù, e i fatti sembrano dimostrarlo. Anche la cultura ufficiale si è finalmente accorta di questo straordinario capitolo della storia d’Italia: una storia che, settant’anni dopo, è forse giunto il momento di indagare nella sua totalità. Consigliamo perciò la lettura di questo volume, per scoprire come un inedito mondo di “assurdi” e “fanatici” del movimento fascista, sia stato per troppo tempo volutamente messo ai margini dell’indagine storica. Personaggi e vicende che ora potrebbero uscire, finalmente, dal dimenticatoio di quella damnatio memoriae di democratica matrice.
«Siamo mistici perché siamo degli arrabbiati, cioè dei faziosi, se così si può dire, del Fascismo, uomini […] partigiani per eccellenza e quindi anche assurdi […]. Del resto nell’impossibile e nell’assurdo non credono gli spiriti mediocri. Ma quando c’è la fede e la volontà, niente è assurdo».

(Niccolò Giani)

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