Niccolò Giani e la SMF

tratto da wikipedia.org

La Scuola di Mistica Fascista

La Scuola di mistica fascista Sandro Italico Mussolini fu fondata nel 1931 a Milano da Niccolò Giani (1909-1941), uno studente di giurisprudenza appassionato di giornalismo politico, che ne fu il direttore, con l’appoggio di Arnaldo Mussolini.

L’istituto milanese, dedicato a Sandro Italico Mussolini, inaugurato il 29 novembre 1931 da Arnaldo Mussolini, con l’obiettivo di far rivivere l’anima del Fascismo più vero, quello della trincea e dei primi anni del movimento, consegnandolo idealmente alle nuove generazioni, si proponeva in particolare di essere il centro di formazione politica dei futuri dirigenti del Fascismo. I principi-chiave sui quali l’insegnamento si basava erano l’attivismo volontaristico, la fede nell’Italia dalla quale si riteneva derivasse quella in Benito Mussolini e nel Fascismo, l’anti-razionalismo, un certo connubio tra religione e politica, la polemica con la liberaldemocrazia e il socialismo, il culto della “romanità“.

Tra i docenti furono Ferdinando Mezzasoma (vicedirettore della scuola), Giuseppe Pagano, Vito Mussolini, Guido Pallotta, Berto Ricci, Emilio Bodrero, Eugenio Coselschi, Asvero Gravelli, Umberto Padovani, Enzo Paci, Giorgio Pini, Nino Tripodi, Cornelio di Marzio, Gastone Silvano Spinetti, Pasquale Pennisi, Michele Federico Sciacca, Enzo Leoni, Julius Evola e Luigi Stefanini. Quest’ultimo fu anche, per alcuni anni, “consultore”, cioè consulente ufficiale della Scuola.

Dal 1937, sempre per iniziativa di Giani, fu creata nell’ambito della scuola la rivista, Dottrina fascista, che pubblicò nel 1939 il decalogo della scuola (“Decalogo dell’italiano nuovo”).

La sede ufficiale si spostò successivamente nel medesimo edificio che ospitò ai suoi inizi il giornale Il Popolo d’Italia, chiamato “il Covo”. Nel 1940, in occasione del decennale dalla fondazione, fu tenuto un convegno che vide oltre 500 partecipanti ed ebbe l’adesione della maggior parte degli intellettuali italiani fascisti dell’epoca, compresi rettori e docenti universitari. Julius Evola fu tra i sostenitori di questa iniziativa per le possibilità che essa avrebbe potuto offrire nella creazione di un’élite ispirata ai valori tradizionali da lui propugnati.

Dopo l’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale il 10 giugno, voluta da Mussolini, l’attività della Scuola venne sospesa, in quanto gran parte dei dirigenti era partita volontaria su impulso dello stesso Giani. Nella guerra caddero lo stesso Giani nel 1941 e altri docenti, come Guido Pallotta e Berto Ricci. Nel 1943 la scuola cessò definitivamente la propria attività.

 

Niccolò Giani

Niccolò Giani (Muggia, 20 giugno 190914 marzo 1941) è stato un giornalista italiano, fondatore della Scuola di mistica fascista.

Dopo essersi iscritto alla facoltà di Giurisprudenza di Milano e quindi ai Gruppi Universitari Fascisti (GUF), nel 1930 fonda nel capoluogo lombardo la Scuola di mistica fascista Sandro Italico Mussolini. Nel 1935 ottiene la libera docenza in Diritto del lavoro e previdenza sociale e quindi la cattedra di Storia e dottrina del fascismo all’Università di Pavia. Collabora a diverse testate, tra cui Tempo di Mussolini, Dottrina Fascista (organo ufficiale della Scuola di mistica fascista) e Cronaca Prealpina, di cui diviene anche direttore. Dalle pagine di quest’ultima testata si fa promotore, nel 1939, di una campagna anti-ebraica[1] fondata sui propri convincimenti antisemiti che lo avevano portato in passato a firmare, nel 1938, il Manifesto della razza in appoggio alle leggi razziali fasciste e a pubblicare il saggio Perché siamo antisemiti (1939)[2].

Partecipa come volontario alla guerra d’Etiopia nel 19351936 ed alla seconda guerra mondiale, dove cade sul fronte greco-albanese il 14 marzo 1941 nella battaglia per la conquista della Punta Nord del Mali Scindeli. Il Ministero della Guerra gli conferisce alla memoria la medaglia d’oro al valor militare.

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia d’oro al valor militare

«Volontariamente, come aveva fatto altre volte, assumeva il comando di una forte pattuglia ardita, alla quale era stato affidato il compimento di una rischiosa impresa. Affrontato da forze superiori, con grande ardimento le assaltava a bombe a mano, facendo prigioniero un ufficiale. Accerchiato, disponeva con calma e superba decisione gli uomini alla resistenza. Rimasto privo di munizioni, si lanciava alla testa dei pochi superstiti, alla baionetta, per svincolarsi. Mentre in piedi lanciava l’ultima bomba a mano ed incitava gli arditi col suo eroico esempio, al grido di: «Avanti Bolzano! Viva l’Italia», veniva mortalmente ferito. Magnifico esempio di dedizione al dovere, di altissimo valore e di amor di Patria.»

— Punta Nord – Mali Scindeli (Fronte greco), 14 marzo 1941.

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